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Lo stato dell’arte della lotta alla varroa

Luca Allais, Roberto Barbero, Francesco Panella, Riccardo Polide - Anno di pubblicazione 2008

Prezzo di vendita5,00 €
Descrizione

Edito da Aspromiele - Anno di pubblicazione 2008 - Allegato a L'Apis 5 Giugno/Luglio 2008 - 20 pagine, 32 foto

Liberare un insetto sociale da un acaro è apparsa, da subito, una sfida non facile. In effetti, le procedure di tipo biomeccanico sono utili, ma insufficienti e le molecole utilizzabili sono poche se non pochissime, sempre le stesse; anzi il rischio è che se ne riduca progressivamente disponibilità ed efficacia. Riporre la speranza nell'aspettativa di nuove "medicine" miracolose o ancor peggio nella crescita dei dosaggi e nella somministrazione di micidiali miscelazioni chimiche rischia di tradursi in un immane disastro.
L'alveare è una forma vitale basata su una relazione, inscindibile, tra materia animata e inanimata. L'interazione dell'insieme degli elementi costitutivi dell'alveare determina un metabolismo unico e particolare sia sotto il profilo della somministrazione e sia della vita e durata dei preparati chimici.
Tali notevoli fenomeni di fissazione e di accumulo di molte molecole nelle materie costituenti l'animale, hanno rilievo sia rispetto al perdurare della loro efficacia acaricida e/o sanitaria, sia perché tali presenze residuali possono essere causa di stress/intossicazione nel tempo delle famiglie d'api, così come possono indebolirne le difese immunitarie.
E'un dato non adeguatamente considerato, con il rilievo che merita: tra le -poche- armi e molecole di cui disponiamo, alcune non comportano residui nell'alveare, mentre altre è certo lascino traccia che dura, che si accumula e che può nel tempo esplicare sempre più pericolosi effetti.
Se davvero il nostro obiettivo non si limita al mero interesse quotidiano, ma è di sperare che l'apicoltura possa essere praticata anche dalle generazioni future, dobbiamo nella lotta alla varroa guardare anche e soprattutto al domani.

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